Tumore della Parotide: Intervento Chirurgico e Preservazione del Nervo Facciale

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Il tumore della parotide è una neoplasia, benigna nel 75% dei casi, che si sviluppa nella più grande delle ghiandole salivari, posizionata davanti all’orecchio. L’intervento richiede particolare attenzione al nervo facciale, che attraversa la ghiandola: il Dott. Giuseppe Spinelli, Direttore della Chirurgia Maxillo-Facciale all’Ospedale Careggi di Firenze, ottiene il 98% di recupero funzionale completo del nervo facciale grazie all’utilizzo combinato di NIM (monitoraggio neurofisiologico), microscopio operatorio e stimolatore del nervo.

Cos'è il tumore della parotide

Il tumore della parotide è una crescita anomala di cellule all’interno della ghiandola parotide, la più grande delle ghiandole salivari, situata davanti e immediatamente sotto il padiglione auricolare, in corrispondenza dell’angolo della mandibola. Si tratta di una neoplasia che nella maggior parte dei casi (circa il 75% dei tumori parotidei) è di natura benigna, ma che richiede comunque un intervento chirurgico specialistico per la sua collocazione anatomica delicata: la ghiandola parotide è attraversata dal nervo facciale, che controlla i movimenti dei muscoli del viso. Per approfondire il quadro clinico dei tumori del distretto testa-collo è utile il portale AIRC.

Le ghiandole salivari maggiori e minori

Le ghiandole salivari si suddividono in maggiori e minori. Le maggiori sono tre per lato: la parotide (davanti all’orecchio, la più grande), la sottomandibolare (sotto la mandibola) e la sottolinguale (sotto la lingua). Le ghiandole salivari minori sono centinaia, di piccole dimensioni, distribuite nella mucosa di tutta la cavità orale, della gola e delle vie aereodigestive superiori. Tutte queste ghiandole producono saliva, fluido essenziale per la digestione del cibo e per la protezione della bocca dalle infezioni.

Distribuzione dei tumori parotidei

I tumori delle ghiandole salivari rappresentano una piccola percentuale, tra il 2 e il 3%, dei tumori del distretto testa-collo. Circa il 70% di tutti i tumori salivari si origina nella parotide, il 22% nelle ghiandole salivari minori e l’8% nella sottomandibolare. La sottolinguale è raramente colpita. Un dato importante riguarda la natura del tumore: nella parotide il 75% dei casi è benigno, mentre oltre il 50% dei tumori della sottomandibolare e oltre l’80% dei tumori delle ghiandole salivari minori sono maligni. Per questo l’approccio chirurgico differisce in base alla sede.

Distribuzione percentuale dei tumori delle ghiandole salivari: 70% parotide, 22% ghiandole minori, 8% sottomandibolare

L'esperienza del Dott. Spinelli nel trattamento del tumore parotideo

Il Dott. Giuseppe Spinelli è Direttore del reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, centro di riferimento nazionale per la chirurgia oncologica del distretto testa-collo. L’esperienza diretta sul tumore della parotide si è consolidata in oltre venti anni di attività chirurgica, con un volume operatorio sostenuto e protocolli di gestione del nervo facciale tra i più avanzati a livello nazionale.

Il volume operatorio annuale

L’esecuzione regolare di interventi sulla parotide consente al Dott. Spinelli e alla sua équipe di mantenere un livello di expertise tecnica difficilmente raggiungibile in centri a bassa casistica. La letteratura scientifica internazionale conferma che il volume operatorio dell’équipe chirurgica è uno dei principali predittori del recupero funzionale del nervo facciale dopo parotidectomia: maggiore è la casistica, minore è il rischio di paralisi facciale post-operatoria. La parotidectomia non è un intervento da affidare a chirurghi occasionali.

Direttore del reparto al Careggi

Il ruolo di Direttore del reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale del Policlinico Universitario di Careggi consente al Dott. Spinelli di coordinare un’équipe multidisciplinare che include anatomopatologi, radiologi, oncologi e nutrizionisti. Per i casi di tumore parotideo maligno, ogni decisione terapeutica viene presa nel contesto della riunione multidisciplinare settimanale del giovedì, in cui tutti i casi oncologici complessi vengono discussi collegialmente.

La preoccupazione principale dei pazienti: il rischio per il nervo facciale

La prima domanda che la maggior parte dei pazienti pone durante la visita pre-operatoria riguarda il nervo facciale. Il timore è motivato: il nervo facciale (settimo nervo cranico) attraversa la ghiandola parotide dividendola in un lobo superficiale e in un lobo profondo, e dai suoi rami dipendono i movimenti di tutti i muscoli mimici dell’emivolto. Una lesione del nervo, anche solo temporanea, può causare difficoltà a chiudere l’occhio, asimmetria del sorriso o paresi completa di metà viso.

Perché è la prima paura dei pazienti

Il timore è proporzionato alla visibilità di un eventuale danno: una paresi del nervo facciale è immediatamente riconoscibile da chiunque guardi il volto del paziente, è permanente nei casi di sezione del nervo, e impatta profondamente sulla qualità della vita relazionale e professionale. La consapevolezza di questo rischio porta spesso i pazienti a cercare un secondo parere prima di sottoporsi all’intervento, ed è una scelta corretta: la differenza tra un chirurgo esperto e un chirurgo occasionale si misura proprio sulla capacità di preservare il nervo.

Cosa significa lesionare il nervo facciale

Una lesione del nervo facciale può essere transitoria o permanente. Le lesioni transitorie, dovute a stiramento o manipolazione del nervo durante l’intervento, si risolvono spontaneamente nell’arco di settimane o mesi senza necessità di terapie. Le lesioni permanenti, dovute a sezione del nervo o di un suo ramo, richiedono interventi di ricostruzione nervosa o riabilitazione fisioterapica prolungata. Nei tumori benigni della parotide, una sezione del nervo non è quasi mai necessaria: il nervo viene isolato, identificato e preservato durante l’intervento. Nei tumori maligni che hanno infiltrato direttamente il nervo, può essere inevitabile il sacrificio di uno o più rami, con possibilità di ricostruzione mediante innesto nervoso.

Le tre tecnologie per preservare il nervo facciale

L’équipe del Dott. Spinelli utilizza tre tecnologie complementari per identificare, isolare e proteggere il nervo facciale durante l’intervento di parotidectomia. La combinazione di queste tre tecnologie è il fattore che spiega il 98% di recupero funzionale completo del nervo facciale nei pazienti operati.

Le tre tecnologie del Dott. Spinelli per preservare il nervo facciale durante la parotidectomia: NIM, microscopio operatorio, stimolatore del nervo

Il monitoraggio neurofisiologico NIM

Il NIM (Nerve Integrity Monitor) è un sistema di neuromonitoraggio intraoperatorio che rileva in tempo reale l’attività elettrica del nervo facciale e dei suoi rami. Durante tutto l’intervento, elettrodi posizionati sui muscoli mimici del viso registrano la risposta nervosa: ogni volta che lo strumento chirurgico si avvicina al nervo, il sistema emette un segnale acustico di allerta. Il NIM permette di evitare lesioni accidentali del nervo anche nelle zone in cui la sua visualizzazione diretta è difficile o impossibile.

Il microscopio operatorio

Il microscopio operatorio consente di vedere il nervo facciale e i suoi rami con un ingrandimento tra 6x e 25x, evidenziando dettagli anatomici che a occhio nudo non sarebbero visibili. La separazione tra il tessuto tumorale e i rami nervosi periferici, spesso millimetrica, diventa così molto più sicura. La dissezione microscopica è particolarmente importante per la conservazione dei rami più sottili e periferici del nervo, quelli che innervano le palpebre, il labbro superiore e l’angolo della bocca.

Lo stimolatore del nervo facciale

Lo stimolatore del nervo facciale (nerve stimulator) è uno strumento che applica una piccola corrente elettrica controllata sui tessuti in prossimità del nervo: se il tessuto contiene fibre nervose attive, la stimolazione provoca una contrazione visibile dei muscoli facciali corrispondenti. Lo stimolatore consente di confermare in tempo reale l’identità di una struttura come nervo facciale o suo ramo, prima di procedere con la dissezione, e di verificarne l’integrità funzionale al termine dell’intervento.

98% di recupero funzionale completo del nervo facciale

Nei pazienti operati dal Dott. Spinelli per tumore della parotide, il 98% ottiene un recupero funzionale completo del nervo facciale dopo l’intervento. Questo dato, costruito su molti anni di casistica, è il riferimento più importante per chi sta valutando di sottoporsi a una parotidectomia: rappresenta la probabilità reale di tornare a una vita normale, senza paresi facciale e senza asimmetrie del volto.

98% di recupero funzionale completo del nervo facciale

Dato calcolato sulla casistica personale del Dott. Spinelli per le parotidectomie eseguite con NIM, microscopio operatorio e stimolatore del nervo.

Cosa significa “recupero funzionale completo”

Per recupero funzionale completo si intende la capacità di muovere normalmente tutti i muscoli della metà del viso operata: chiudere completamente l’occhio, sollevare il sopracciglio, sorridere in modo simmetrico, gonfiare le guance, contrarre il labbro inferiore. Il recupero completo significa anche assenza di asimmetrie a riposo, ovvero un volto che a primo sguardo non rivela in nessun modo l’intervento subito. Una piccola percentuale di pazienti può conservare una lieve asimmetria temporanea che si risolve nelle settimane successive all’intervento.

Tempi medi di recupero

Nei pazienti senza complicanze, la mobilità dei muscoli facciali è già normale al risveglio dall’anestesia. In una minoranza di casi può comparire una paresi temporanea, dovuta allo stiramento o all’edema del nervo durante l’intervento, che si risolve spontaneamente in 4-12 settimane senza necessità di terapie specifiche. La paresi permanente, nei tumori benigni operati dal Dott. Spinelli, è un evento molto raro.

Le tipologie di tumore della parotide

La classificazione istologica del tumore della parotide è il primo passo per stabilire l’approccio terapeutico. La diagnosi differenziale tra le diverse forme avviene tramite ecografia con agoaspirato (FNAB), eventualmente integrata da risonanza magnetica con mezzo di contrasto. Il riferimento clinico nazionale è rappresentato dalle linee guida AIOCC per i tumori del distretto testa-collo.

Adenoma pleomorfo (tumore di tipo misto)

L’adenoma pleomorfo, noto anche come tumore di tipo misto, è il tumore più frequente della parotide e rappresenta circa l’85% dei tumori parotidei. È una neoformazione benigna a crescita lenta, più frequente nelle donne, diagnosticata tipicamente tra la terza e la quarta decade di vita. Il trattamento è chirurgico (parotidectomia superficiale sovra-neurale o parotidectomia totale con conservazione del nervo) ed è raccomandato anche in assenza di sintomi, per due ragioni: il rischio di trasformazione maligna in carcinoma ex-adenoma pleomorfo (tra il 3 e il 14% dei casi nel lungo periodo) e l’alto rischio di recidiva in caso di asportazione incompleta.

Tumore di Warthin (cistoadenolinfoma)

Il tumore di Warthin, o cistoadenolinfoma papillifero, è la seconda neoformazione parotidea più frequente, tra il 5 e il 15% dei casi. Anche questo è un tumore benigno, ma a differenza dell’adenoma pleomorfo colpisce più gli uomini rispetto alle donne, è correlato all’abitudine al fumo di sigaretta e si manifesta tipicamente tra la quinta e la sesta decade di vita. È spesso bilaterale o multifocale, ovvero presente in più sedi contemporaneamente nella stessa ghiandola o in entrambe le parotidi.

Tumori maligni della parotide

I tumori maligni della parotide rappresentano circa il 25% di tutti i tumori parotidei. Il carcinoma mucoepidermoide è il più frequente, seguito dal carcinoma adenoidocistico, dal carcinoma a cellule aciniche e dal carcinoma ex-adenoma pleomorfo. Tutti i tumori maligni richiedono un approccio chirurgico più radicale (parotidectomia totale, eventualmente con sacrificio del nervo facciale se infiltrato), spesso seguito da radioterapia adiuvante. La prognosi dipende dal tipo istologico, dal grado di malignità, dalle dimensioni e dall’eventuale presenza di metastasi linfonodali.

Lo studio personalizzato della via di approccio

Ogni paziente è diverso. Per questo l’équipe del Dott. Spinelli pianifica per ogni intervento una via di approccio personalizzata, studiata sulla base di tre parametri: la sede del tumore all’interno della ghiandola, la sua natura istologica (presunta o nota dopo agoaspirato) e l’anatomia individuale del paziente, ricostruita tramite ecografia ad alta risoluzione, risonanza magnetica e, nei casi più complessi, ricostruzioni 3D dei rapporti tra tumore e nervo facciale.

Anatomia della ghiandola parotide con tronco principale del nervo facciale e i suoi cinque rami: temporale, zigomatico, buccale, marginale mandibolare, cervicale

Perché ogni intervento è diverso

La parotide non è una struttura uniforme: ha un lobo superficiale (al di sopra del piano del nervo facciale) e un lobo profondo (al di sotto), separati dai rami del nervo che si distribuiscono a ventaglio dal tronco principale. Un tumore localizzato nel lobo superficiale richiede una parotidectomia superficiale conservativa, mentre un tumore del lobo profondo (più raro, tra il 10 e il 15% dei casi) richiede l’esposizione completa del nervo per poter raggiungere la lesione sottostante. Anche due tumori dello stesso tipo istologico, in pazienti diversi, possono richiedere strategie chirurgiche profondamente diverse.

Cosa cambia in base alla sede del tumore

Per i tumori del lobo superficiale anteriore (zona davanti all’orecchio) l’intervento è generalmente più breve e meno complesso, con minore rischio per i rami del nervo. Per i tumori del polo inferiore (zona dell’angolo mandibolare) bisogna prestare attenzione al ramo marginale mandibolare, che muove il labbro inferiore. Per i tumori del lobo profondo (zona dietro la branca mandibolare) l’intervento è il più complesso e richiede l’esposizione completa del nervo, con tempi chirurgici più lunghi e dissezione microscopica estesa.

Le tipologie di intervento chirurgico

L’intervento di asportazione di un tumore della parotide prende il nome generico di parotidectomia. Esistono diverse varianti tecniche, scelte in base alla natura del tumore, alle sue dimensioni e alla sua sede.

Parotidectomia superficiale sovra-neurale

È l’intervento più frequentemente eseguito sulla parotide e consiste nella rimozione completa del lobo superficiale della ghiandola, mantenendo intatto il nervo facciale e tutti i suoi rami. Permette di asportare circa il 90% del tessuto ghiandolare e dei tumori superficiali con un ampio margine di sicurezza. È indicata per tutti i tumori benigni del lobo superficiale e per tumori maligni di piccole dimensioni senza estensione al lobo profondo. La cicatrice è nascosta nel solco preauricolare, ovvero la piega naturale davanti all’orecchio.

Parotidectomia totale con conservazione del VII nervo cranico

Consiste nella rimozione completa di entrambi i lobi della parotide (superficiale e profondo) con isolamento e preservazione del nervo facciale. È l’intervento indicato per i tumori benigni che interessano anche il lobo profondo e per i tumori maligni senza segni di infiltrazione del nervo. Tecnicamente è più complesso della parotidectomia superficiale perché richiede l’esposizione completa del nervo e dei suoi rami, ma se eseguito con NIM, microscopio e stimolatore consente comunque un altissimo tasso di preservazione funzionale.

Parotidectomia totale con sacrificio del VII nervo cranico

È l’intervento di ultima istanza, riservato ai tumori maligni che hanno infiltrato direttamente il nervo facciale o uno dei suoi rami. Comporta il sacrificio della porzione di nervo coinvolta, con conseguente paresi della porzione di volto innervata. Nei casi in cui sia possibile, il nervo viene ricostruito immediatamente con un innesto nervoso (in genere prelevato dal nervo grande auricolare o dal nervo surale), recuperando un controllo parziale della motilità facciale in 9-18 mesi. È un intervento eseguito solo in centri di altissima specializzazione.

Enucleo-resezione (casi selezionati)

L’enucleo-resezione consiste nell’asportazione del solo tumore con un margine di tessuto sano di circa un centimetro, senza rimuovere l’intera ghiandola. È un’opzione riservata a tumori benigni di piccole dimensioni (inferiori a 2,5 cm) localizzati nella parte più periferica del lobo superficiale, in pazienti selezionati. Richiede comunque l’identificazione dei rami del nervo facciale ed è oggi meno utilizzata della parotidectomia superficiale, perché il margine di sicurezza è inferiore e il rischio di recidiva (soprattutto per l’adenoma pleomorfo) è maggiore.

Il follow-up post-operatorio differenziato

Il follow-up dopo l’intervento alla parotide varia profondamente in base alla natura del tumore. Per i tumori benigni il monitoraggio è meno intensivo ma comunque prolungato nel tempo, per intercettare eventuali recidive. Per i tumori maligni il protocollo è molto più stringente, con controlli ravvicinati nei primi tre anni e poi progressivamente più diradati.

Confronto del follow-up post-parotidectomia tra tumori benigni (ecografia semestrale prolungata) e maligni (protocollo intensivo nei primi 3 anni)

Per tumori benigni della parotide

Dopo l’asportazione di un tumore benigno (adenoma pleomorfo, tumore di Warthin, eccetera), il protocollo di follow-up del Dott. Spinelli prevede una visita di controllo associata a un’ecografia ogni sei mesi. L’ecografia deve essere eseguita da un ecografista esperto specificamente nel distretto cervico-facciale: si tratta di un dettaglio cruciale, perché un’ecografia generalista non è in grado di valutare adeguatamente le piccole alterazioni del letto operatorio. I controlli proseguono per anni, soprattutto nel caso dell’adenoma pleomorfo, che può recidivare anche a distanza di un decennio dall’intervento.

Per tumori maligni della parotide (primi 3 anni)

Nei primi tre anni dopo l’asportazione di un tumore maligno della parotide il follow-up è molto intensivo e prevede: visita di controllo ogni sei mesi, risonanza magnetica del massiccio facciale e del collo con mezzo di contrasto ogni sei mesi, ecografia ogni sei mesi e TC del torace una volta all’anno. Questo schema permette di intercettare precocemente sia eventuali recidive locali, sia metastasi linfonodali del collo, sia metastasi a distanza (i polmoni sono la sede più frequente di metastasi). Dopo il terzo anno, in base all’andamento clinico, i controlli vengono progressivamente diradati.

Domande Frequenti sul Tumore della Parotide

Sì, è un rischio reale, ma molto contenuto in mani esperte. Nei pazienti operati dal Dott. Spinelli con tecnologia NIM, microscopio operatorio e stimolatore del nervo, il 98% ottiene un recupero funzionale completo del nervo facciale. Le rare paresi temporanee si risolvono in 4-12 settimane. La paresi permanente è un evento molto raro nei tumori benigni.

Tra 2 e 4 ore. La parotidectomia superficiale dura mediamente 2-3 ore, la parotidectomia totale con conservazione del nervo facciale può richiedere 3-4 ore. La durata dipende dalle dimensioni e dalla sede del tumore, dalla sua natura (benigna o maligna) e dalla necessità di estensione al lobo profondo. L’intervento si svolge sempre in anestesia generale.

No, è ben nascosta nelle pieghe naturali del volto. L’incisione segue il solco preauricolare (la piega davanti all’orecchio), prosegue attorno al lobo dell’orecchio e si estende per un breve tratto nel collo, seguendo le rughe naturali. Nei mesi successivi all’intervento la cicatrice si assottiglia progressivamente e diventa, nella maggior parte dei pazienti, praticamente invisibile.

Sì, soprattutto l’adenoma pleomorfo. La recidiva dipende dal tipo di tumore e dalla completezza dell’asportazione. L’adenoma pleomorfo può recidivare anche a distanza di 10-15 anni dall’intervento se la sua capsula è stata violata, motivo per cui il protocollo standard è la parotidectomia superficiale e non la semplice enucleazione. Per i tumori maligni, il rischio di recidiva locale o di metastasi è massimo nei primi 3 anni.

È una complicanza tardiva caratterizzata da sudorazione e arrossamento della guancia durante i pasti. Si verifica perché, durante la cicatrizzazione, le fibre nervose parasimpatiche che regolavano la secrezione salivare si reinnervano per errore sulle ghiandole sudoripare della pelle. Il fenomeno è generalmente lieve e gestibile, ma in casi importanti può essere trattato con iniezioni di tossina botulinica. L’uso di lembi muscolari intraoperatori riduce significativamente il rischio.

No, non è consigliabile in nessun caso. Anche un tumore benigno come l’adenoma pleomorfo deve essere asportato per due motivi: continua a crescere lentamente nel tempo deformando il volto e rendendo l’intervento progressivamente più complesso; ha un rischio di trasformazione maligna stimato tra il 3% e il 14% nel lungo periodo. La sorveglianza ecografica senza intervento è giustificata solo in casi molto particolari (età avanzata, controindicazioni anestesiologiche assolute).

Ecografia con agoaspirato (FNAB) e, nei casi più complessi, risonanza magnetica. L’ecografia ad alta risoluzione del collo, eseguita da un radiologo esperto del distretto cervico-facciale, è il primo esame e in molti casi è sufficiente. L’agoaspirato consente di ipotizzare la natura del tumore prima dell’intervento. La risonanza magnetica con mezzo di contrasto serve per studiare i rapporti con il nervo facciale e per i tumori del lobo profondo. La TC è riservata ai casi con sospetta infiltrazione ossea.

Presso il Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Ospedale Careggi di Firenze, diretto dal Dott. Giuseppe Spinelli. L’équipe esegue regolarmente parotidectomie con NIM, microscopio operatorio e stimolatore del nervo facciale, garantendo il 98% di recupero funzionale completo. La struttura è centro di riferimento nazionale per la chirurgia oncologica del distretto testa-collo.

Trattamenti chirurgici oncologici avanzati

A Firenze il Dott. Giuseppe Spinelli, specialista in chirurgia oncologica maxillo-facciale, esegue interventi chirurgici per il trattamento dei tumori della parotide e delle ghiandole salivari utilizzando le tecnologie più avanzate per la preservazione del nervo facciale: monitoraggio neurofisiologico NIM, microscopio operatorio, stimolatore del nervo. L’obiettivo è sempre il miglior risultato funzionale ed estetico possibile, con tempi di recupero ridotti e cicatrici praticamente invisibili.

La diagnosi precoce è la chiave per un trattamento efficace. Se hai notato la comparsa di una tumefazione davanti all’orecchio, sotto la mandibola, o un’asimmetria del volto, contatta lo studio per una visita specialistica.

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