Ricostruzione del Naso dopo Resezione Oncologica: strategie per il ripristino estetico e funzionale

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La ricostruzione del naso dopo resezione oncologica è l’intervento che ripristina forma e funzione della piramide nasale dopo l’asportazione di un basalioma, di un carcinoma squamocellulare o di un altro tumore cutaneo. Il naso è una delle sedi più colpite dai tumori della pelle del volto e una delle più complesse da ricostruire, perché ogni sottounità estetica ha uno spessore, un colore e una struttura diversi. Il principio guida è operare per subunità: si asporta e si ricostruisce rispettando i confini naturali del naso. Il Dott. Giuseppe Spinelli, chirurgo maxillo-facciale al Careggi di Firenze, esegue circa 60 demolizioni e ricostruzioni nasali all’anno ed è Symposium Chairman del congresso internazionale sui tumori cutanei del distretto testa-collo di Firenze.

La ricostruzione del naso dopo un tumore è una delle sfide più delicate della chirurgia oncologica del volto. Il naso occupa il centro del viso, ha una struttura tridimensionale complessa fatta di pelle, cartilagine, osso e rivestimento interno, ed è al tempo stesso un organo funzionale e l’elemento che più definisce l’identità visiva di una persona.

In questa guida il Dott. Giuseppe Spinelli, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, spiega come si affronta la ricostruzione nasale dopo la resezione oncologica: il principio della chirurgia per subunità, quando si opera in un solo tempo e quando in due, quali tecniche si utilizzano e perché l’esperienza in chirurgia estetica del naso fa la differenza anche in ambito oncologico.

Il Dott. Giuseppe Spinelli durante un intervento di ricostruzione del naso dopo l'asportazione di un tumore cutaneo
Il Dott. Giuseppe Spinelli durante un intervento di ricostruzione nasale: la fase ricostruttiva segue l’asportazione del tumore rispettando le sottounità estetiche del naso

Perché il naso è una sede critica per i tumori cutanei

I tumori cutanei non melanoma, cioè il carcinoma basocellulare (comunemente chiamato basalioma) e il carcinoma squamocellulare, si sviluppano prevalentemente nelle aree del corpo più esposte alla luce solare. Il distretto testa-collo è di gran lunga il più colpito, e all’interno del volto il naso rappresenta una delle sedi più frequenti, per la sua posizione prominente e per l’esposizione continua ai raggi ultravioletti.

Ma la frequenza non è l’unico problema. Il naso è anche una delle sedi più difficili da ricostruire, per tre ragioni precise.

È una struttura a tre strati

Il naso non è fatto solo di pelle. È composto da un rivestimento cutaneo esterno, da uno scheletro di sostegno in cartilagine e osso e da un rivestimento mucoso interno, chiamato lining. Un tumore che infiltra in profondità può richiedere di ricostruire tutti e tre gli strati, e ciascuno richiede tessuti e tecniche differenti.

È divisa in sottounità estetiche

La superficie del naso è suddivisa in aree distinte, le sottounità estetiche: dorso, punta, ali nasali, pareti laterali, columella e triangoli molli. Ogni sottounità ha uno spessore, una consistenza, un colore e una curvatura propri. Ricostruire rispettando questi confini naturali è ciò che distingue un risultato armonioso da uno che si nota a colpo d’occhio.

Ogni millimetro conta

A differenza di altre sedi del corpo, sul naso non esiste tessuto in eccesso da mobilizzare. Lo spazio è limitato, la pelle è aderente allo scheletro sottostante e ogni asportazione lascia un difetto che deve essere colmato con tessuti prelevati altrove. Questo rende la pianificazione preoperatoria decisiva.

Il principio della chirurgia per subunità

Dal fatto che il naso sia diviso in sottounità estetiche discende il principio che guida l’intera strategia chirurgica del Dott. Spinelli, sia nella fase demolitiva sia in quella ricostruttiva.

La preferenza è sempre quella di rimuovere i tumori del naso per subunità nasali, e allo stesso modo di ricostruire per subunità. Significa che, quando possibile, invece di asportare soltanto l’area strettamente occupata dal tumore lasciando un difetto dai contorni irregolari, si rimuove l’intera sottounità coinvolta e la si ricostruisce per intero.

Il vantaggio è sostanziale: le cicatrici cadono lungo i confini naturali tra una sottounità e l’altra, dove l’occhio le percepisce molto meno, e il tessuto ricostruito ha uniformità di colore e spessore su tutta l’area, invece di apparire come una toppa in mezzo a un’area sana.

“Preferiamo sempre rimuovere i tumori del naso per subunità nasali, e allo stesso modo la ricostruzione avviene per subunità. È il principio che permette di ottenere risultati armoniosi.”

— Dott. Giuseppe Spinelli

Basalioma e carcinoma squamocellulare: due comportamenti diversi

I due tumori cutanei non melanoma più frequenti sul naso hanno caratteristiche biologiche differenti, e questa differenza incide direttamente sulla strategia chirurgica.

Il carcinoma basocellulare (basalioma) è il tumore cutaneo più diffuso in assoluto ed è nettamente il più frequente anche a livello della subunità nasale, dove nella casistica del Dott. Spinelli si presenta con un rapporto di circa tre a uno rispetto al carcinoma squamocellulare. Ha una crescita lenta e un comportamento localmente invasivo: praticamente non produce metastasi a distanza, ma se trascurato può infiltrare progressivamente i tessuti circostanti in profondità, arrivando a coinvolgere cartilagine, osso e strutture delicate come le narici o il canale lacrimale. La sua aggressività, in altre parole, è locale ma reale.

Il carcinoma squamocellulare (o spinocellulare) è meno frequente sul naso ma ha un profilo di rischio diverso: oltre a crescere localmente, può dare metastasi ai linfonodi del collo e della parotide e, nei casi più avanzati, a distanza. Per questo la sua gestione richiede una valutazione oncologica più ampia, che può comprendere lo studio delle stazioni linfonodali e un percorso multidisciplinare.

Per la classificazione e per il trattamento di entrambi il riferimento nazionale è rappresentato dalle Linee Guida AIOM sui Tumori Cutanei non Melanoma.

 Carcinoma basocellulareCarcinoma squamocellulare
Frequenza sul nasoCirca 3 casi su 4Circa 1 caso su 4
CrescitaLenta, progressivaPiù rapida
MetastasiMolto rarePossibili a linfonodi di collo e parotide
Rischio principaleInfiltrazione locale profonda se trascuratoDiffusione oltre la sede di partenza
Implicazione chirurgicaAsportazione ampia con margini adeguatiAsportazione più valutazione delle stazioni linfonodali

Per approfondire le caratteristiche cliniche, la diagnosi e le forme di ciascun tumore rimandiamo alle pagine dedicate al basalioma e al carcinoma a cellule squamose.

I margini di resezione: il punto da cui dipende tutto il resto

Prima ancora di parlare di ricostruzione, occorre chiarire un principio che governa l’intera chirurgia oncologica cutanea: la priorità assoluta è l’asportazione completa del tumore. Nessun risultato estetico, per quanto brillante, ha valore se la neoplasia non è stata rimossa integralmente.

Questo si traduce nel concetto di margini di resezione: il chirurgo non asporta solo la lesione visibile, ma anche una cornice di tessuto sano circostante, perché le cellule tumorali possono estendersi oltre i confini percepibili a occhio nudo. L’ampiezza di questa cornice dipende dal tipo di tumore, dalla sua forma clinica, dalle dimensioni e dal fatto che si tratti di una lesione primaria o di una recidiva.

La verifica dei margini è affidata all’esame istologico, che può essere condotto in due modi:

  • Esame estemporaneo (intraoperatorio): il patologo analizza i margini mentre il paziente è ancora in sala operatoria, permettendo al chirurgo di allargare subito l’asportazione se necessario e di procedere alla ricostruzione nella stessa seduta.
  • Esame istologico definitivo: richiede alcuni giorni e fornisce il quadro completo e più affidabile. In questo caso la ricostruzione viene programmata in un secondo momento, a esito ottenuto.

Da questa scelta discende una delle decisioni più importanti dell’intero percorso: se ricostruire subito oppure in due tempi.

Un solo intervento o due tempi: come si decide

Nella pratica del Dott. Spinelli, che tratta circa l’ottanta per cento di lesioni primarie e il venti per cento di recidive già operate altrove, la strategia si differenzia tra queste due situazioni.

Casi primari: demolizione e ricostruzione nello stesso intervento

Quando il tumore è alla prima diagnosi, ben delimitato e con caratteristiche favorevoli, si tende a procedere nella stessa seduta operatoria: si asporta la lesione con i margini adeguati e si ricostruisce immediatamente il difetto. Questo approccio ha vantaggi evidenti per il paziente: un solo ricovero, una sola anestesia, un unico percorso di guarigione e un impatto psicologico decisamente minore, perché non si convive con un difetto aperto in attesa del secondo intervento.

Recidive: ricostruzione in due tempi

Quando invece si tratta di una recidiva, cioè di un tumore che ricompare in una sede già trattata, l’approccio cambia. I tessuti sono cicatriziali, i confini del tumore sono meno prevedibili e il rischio che la neoplasia si estenda oltre quanto visibile è più alto. In questi casi si preferisce asportare la lesione, attendere l’esito dell’esame istologico definitivo che conferma la radicalità dell’asportazione, e solo dopo procedere alla ricostruzione in un secondo tempo operatorio.

È una scelta che allunga il percorso ma che protegge il risultato: ricostruire su un campo non ancora certificato come libero da malattia significherebbe rischiare di dover smontare il lavoro fatto in caso di margini positivi.

Una precisazione importante: questa distinzione descrive un orientamento generale, non una regola rigida. Le terapie chirurgiche sono sempre personalizzate e dipendono dal singolo caso, dalle condizioni del paziente, dall’estensione della lesione e dalle caratteristiche dei tessuti.

“Nei casi primari tendiamo a demolire e ricostruire nello stesso intervento, nelle recidive preferiamo attendere l’istologico definitivo. Ma ogni terapia chirurgica è personalizzata e dipende dal singolo caso.”

— Dott. Giuseppe Spinelli

Le tecniche di ricostruzione del naso dopo la resezione

La scelta della tecnica dipende dalla profondità del difetto (quanti strati sono stati asportati), dalla sua estensione e dalla sottounità estetica coinvolta. Il chirurgo maxillo-facciale dispone di un ventaglio di soluzioni che vanno dalla più semplice alla più articolata.

Chiusura diretta e innesti cutanei

Nei difetti piccoli e superficiali, in sedi dove la pelle è più lassa, è possibile una chiusura diretta oppure l’uso di un innesto cutaneo prelevato da un’area donatrice con caratteristiche simili, per esempio la regione preauricolare o sopraclaveare. L’innesto è la soluzione più semplice ma ha un limite: essendo privo di una propria vascolarizzazione, dipende dal letto ricevente e può dare risultati meno prevedibili in termini di colore e spessore.

Sostituti dermici

I sostituti dermici rappresentano oggi il gold standard ricostruttivo nelle ricostruzioni in due tempi e nei pazienti molto anziani o con comorbidità, grazie alla ridotta invasività dell’intervento e alla rapidità della procedura. Si tratta di matrici che vengono applicate sul difetto e che favoriscono la rigenerazione del tessuto, evitando al paziente fragile un intervento chirurgico più impegnativo con prelievo di lembi.

Lembi locali

Per i difetti di media estensione si utilizzano lembi locali, cioè porzioni di tessuto adiacenti che vengono mobilizzate mantenendo la propria vascolarizzazione. Il vantaggio è sostanziale: il tessuto proviene dalla stessa regione, quindi ha colore, spessore e consistenza molto simili a quelli persi. Il Dott. Spinelli utilizza abitualmente lembi di rotazione e di scorrimento, lembi bilobati, il lembo naso-genieno prelevato dalla regione tra naso e guancia e il finger flap.

Lembo paramediano frontale

Per i difetti estesi il riferimento resta il lembo paramediano frontale, una delle tecniche più affidabili della chirurgia ricostruttiva nasale. Il tessuto viene prelevato dalla fronte e trasferito sul naso mantenendo un peduncolo vascolare, che viene sezionato in un secondo momento a vascolarizzazione avvenuta. Il Dott. Spinelli vi ricorre dopo demolizioni del naso molto estese, oppure quando è necessario ricostruire anche il lining interno. Richiede più tempi chirurgici, ma offre qualità di tessuto e affidabilità difficilmente eguagliabili.

Espansori cutanei

Quando il tessuto disponibile non è sufficiente per la ricostruzione, si possono utilizzare espansori cutanei (skin expander), dispositivi che vengono posizionati sotto la pelle e gonfiati progressivamente per far crescere il tessuto, rendendolo disponibile per la fase ricostruttiva.

Innesti cartilaginei di sostegno

Quando l’asportazione ha coinvolto lo scheletro nasale è necessario ricostruire il sostegno. Gli innesti costali, autologhi e omologhi, sono mandatori nelle ricostruzioni della struttura nasale: sono l’unico materiale che offre rigidità e quantità sufficienti a ricreare il pilastro portante del naso. Senza un adeguato supporto strutturale, anche un rivestimento cutaneo perfetto tende a retrarsi nel tempo, con collasso della narice e ostruzione respiratoria.

Ricostruzione del rivestimento interno

Nei difetti a tutto spessore va ricostruito anche il lining, cioè il rivestimento mucoso interno. Si utilizzano lembi mucosi locali, lembi di ripiegamento oppure, nei casi più complessi, il lembo paramediano frontale. È la componente più spesso sottovalutata, ma senza un lining adeguato la respirazione non viene recuperata.

Tipo di difetto o situazioneSoluzione ricostruttiva tipica
Superficiale e di piccole dimensioniChiusura diretta o innesto cutaneo da area donatrice compatibile
Paziente anziano o con comorbidità, ricostruzione in due tempiSostituti dermici, per ridotta invasività e rapidità
Medio, limitato a una subunitàLembi di rotazione, di scorrimento, bilobati, naso-genieno, finger flap
Demolizioni molto estese o lining da ricostruireLembo paramediano frontale, in più tempi chirurgici
Tessuto cutaneo insufficienteEspansori cutanei per aumentare la disponibilità di tessuto
Perdita della struttura portanteInnesti costali autologhi od omologhi (mandatori)

L’esperienza del Dott. Spinelli nella ricostruzione nasale oncologica

La gestione dei tumori cutanei del distretto testa-collo rappresenta uno degli ambiti principali dell’attività del Dott. Spinelli presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, dove opera all’interno di un percorso multidisciplinare che coinvolge dermatologi, oncologi, radioterapisti e anatomopatologi.

Alcuni dati aiutano a inquadrare la dimensione di questa attività:

  • Circa 60 demolizioni e ricostruzioni nasali all’anno eseguite personalmente.
  • Circa 20 anni di attività specifica in questo ambito, con una casistica aumentata in modo esponenziale negli ultimi cinque anni.
  • Ottanta per cento di lesioni primarie e venti per cento di recidive già operate presso altre strutture.
  • Novanta per cento dei pazienti inviati da colleghi dermatologi, che eseguono la dermatoscopia prima di indirizzare il paziente alla chirurgia.

Quest’ultimo dato racconta qualcosa di importante sul modo in cui questi casi arrivano all’attenzione del chirurgo: nella grande maggioranza delle situazioni il percorso inizia dal dermatologo, che individua la lesione e la caratterizza, e prosegue con l’invio al centro di chirurgia maxillo-facciale per la fase demolitiva e ricostruttiva.

Un caso clinico dalla pratica del Dott. Spinelli

Per rendere concreto quanto descritto finora, riportiamo un caso significativo dalla casistica recente. I dati sono stati anonimizzati a tutela della privacy della paziente.

Una paziente giunta all’attenzione del Dott. Spinelli era già stata operata sette volte presso altre strutture per recidive successive di un tumore cutaneo del volto. Ogni intervento precedente aveva affrontato la recidiva del momento, senza però risolvere il problema in modo definitivo, e i tessuti erano ormai profondamente cicatriziali.

La scelta è stata quella di procedere con una rimozione estesa che ha coinvolto il naso e il labbro, per ottenere finalmente margini realmente liberi da malattia, e di ricostruire successivamente le strutture asportate. Il percorso ha richiesto quattro interventi chirurgici distribuiti nel tempo.

Al termine di questo percorso la paziente è soddisfatta del risultato sia dal punto di vista estetico sia da quello funzionale. È un caso che mostra bene due cose: quanto le recidive ripetute complichino progressivamente la situazione, e come una strategia demolitiva adeguata, seguita da una ricostruzione pianificata in più tempi, possa restituire un risultato valido anche in situazioni molto compromesse.

Perché l’esperienza in rinoplastica migliora la ricostruzione oncologica

Esiste un aspetto poco raccontato di questa chirurgia, e riguarda il rapporto tra due ambiti che di solito vengono considerati separati: la chirurgia oncologica e la chirurgia estetica del naso.

Il chirurgo che pratica abitualmente la rinoplastica conosce in modo intimo le proporzioni del naso, la sua architettura di sostegno, il comportamento della cute nelle diverse sottounità e il modo in cui i tessuti si comportano nel tempo dopo essere stati modificati. Sono esattamente le stesse competenze che servono per ricostruire un naso dopo la resezione di un tumore.

Vale anche il percorso inverso. La chirurgia ricostruttiva oncologica costringe a lavorare con tessuti scarsi, in condizioni sfavorevoli, e insegna un uso degli innesti e dei lembi che poi torna utile nei casi estetici più impegnativi, come le rinoplastiche revisionali. Le due discipline si alimentano a vicenda.

“Tra chirurgia oncologica e rinoplastica funziona la teoria dei vasi comunicanti: quello che impari ricostruendo un naso dopo un tumore ti rende migliore in estetica, e quello che impari in estetica ti rende migliore in ricostruzione.”

— Dott. Giuseppe Spinelli

Il Simposio internazionale di Firenze sui tumori cutanei testa-collo

Il riconoscimento della competenza del Dott. Spinelli in questo ambito da parte della comunità scientifica si concretizza in un appuntamento di rilievo internazionale: il 20 e 21 novembre 2026 sarà Symposium Chairman dello Head and Neck Non-Melanoma Skin Cancer Multidisciplinary Symposium che si terrà a Firenze.

Si tratta di un evento multidisciplinare interamente dedicato alla gestione dei tumori cutanei non melanoma del distretto testa-collo, con sessioni specifiche su carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e tumori cutanei rari. Il congresso ha ottenuto il patrocinio di nove società scientifiche italiane (ADOI, CAIDO, AIOCC, AIDA, AIOM, ANDI, IMI, ISPLAD, SICMF) e accredita 11 crediti ECM.

Il percorso del paziente, dalla diagnosi al follow up

Per chi si trova ad affrontare questa situazione, può essere utile avere un quadro chiaro delle fasi del percorso.

  • Diagnosi. Il sospetto nasce in genere da una lesione che non guarisce, che sanguina o che cresce lentamente. La caratterizzazione avviene attraverso la valutazione clinica e la dermatoscopia, seguite dalla biopsia. Per la conferma istologica il metodo preferito è la punch biopsy, semplice e pratica da eseguire.
  • Stadiazione e pianificazione. Si definiscono l’estensione della lesione, la profondità di infiltrazione e l’eventuale necessità di esami di approfondimento. Su questa base si pianificano l’asportazione per subunità e la strategia ricostruttiva.
  • Intervento. Asportazione con margini adeguati e ricostruzione, in un solo tempo o in due a seconda del caso.
  • Esame istologico. Conferma la natura del tumore e la radicalità dell’asportazione.
  • Guarigione e ritocchi. Nei mesi successivi i tessuti si assestano. In alcuni casi è previsto un piccolo intervento di rifinitura per perfezionare il contorno o assottigliare il lembo.
  • Follow up. Chi ha avuto un tumore cutaneo ha un rischio aumentato di svilupparne altri. I controlli dermatologici periodici sono parte integrante del percorso, non un accessorio.

Ricostruzione oncologica e altri casi complessi del naso

La ricostruzione nasale dopo una resezione oncologica condivide competenze e tecniche con gli altri casi complessi della chirurgia del naso. Nella rinoplastica revisionale il chirurgo lavora su un naso già operato, con tessuti cicatriziali e cartilagine residua ridotta. Nella ricostruzione dopo l’uso di cocaina affronta la perdita delle strutture di sostegno e dei rivestimenti.

In tutti e tre gli scenari il problema di fondo è lo stesso: ricostruire un naso funzionale ed esteticamente armonioso partendo da una situazione anatomica compromessa, con tessuti limitati e senza margine di errore. Cambia la causa, non la complessità del compito.

Prenota una consulenza per la ricostruzione nasale

Se ti è stato diagnosticato un tumore cutaneo del naso, oppure hai già subito un’asportazione e desideri valutare un percorso di ricostruzione, il primo passo è una consulenza specialistica. Durante la visita il Dott. Spinelli valuta la lesione o il difetto, la documentazione clinica disponibile e le condizioni dei tessuti, e illustra le opzioni ricostruttive più adatte al caso.

Cosa portare alla prima visita

  • Referto della biopsia o dell’esame istologico, se già eseguiti
  • Referto operatorio di eventuali interventi precedenti nella stessa sede
  • Fotografie della lesione prima dell’asportazione, se disponibili
  • Eventuali esami di approfondimento già eseguiti (TAC, ecografia dei linfonodi del collo)
  • Lista dei farmaci assunti, comprese eventuali terapie anticoagulanti
  • Referti di altri specialisti consultati (dermatologo, oncologo, radioterapista)

Il Dott. Spinelli riceve presso le sedi di Firenze (Largo Palagi, 1) e Catania (Via Dottor Consoli, 14/A). Per fissare un appuntamento è possibile contattare la segreteria attraverso i recapiti pubblicati nella pagina contatti del sito.

FAQ – Ricostruzione del naso dopo resezione oncologica

Si può ricostruire il naso subito dopo l’asportazione del tumore?

Nella maggior parte dei casi primari sì: l’asportazione e la ricostruzione avvengono nello stesso intervento, con il vantaggio di un solo ricovero e di un unico percorso di guarigione. Nelle recidive si preferisce invece attendere l’esito dell’esame istologico definitivo che conferma la completa asportazione del tumore, e ricostruire in un secondo tempo operatorio. Si tratta comunque di un orientamento generale: le terapie chirurgiche sono personalizzate e la scelta dipende sempre dal singolo caso.

Che cosa significa operare per subunità nasali

Il naso è suddiviso in aree distinte chiamate sottounità estetiche: dorso, punta, ali nasali, pareti laterali, columella e triangoli molli. Operare per subunità significa che, quando possibile, invece di asportare solo l’area occupata dal tumore lasciando un difetto irregolare, si rimuove l’intera sottounità coinvolta e la si ricostruisce per intero. Il vantaggio è che le cicatrici cadono lungo i confini naturali tra le sottounità, dove sono molto meno visibili, e il tessuto ricostruito risulta uniforme per colore e spessore.

Il basalioma sul naso è pericoloso?

Il carcinoma basocellulare praticamente non produce metastasi a distanza, quindi non è pericoloso per la vita nella grande maggioranza dei casi. Tuttavia ha un comportamento localmente invasivo: se trascurato può crescere in profondità e infiltrare cartilagine, osso e strutture delicate come le narici o le vie lacrimali, rendendo l’asportazione più demolitiva e la ricostruzione più complessa. Per questo la diagnosi precoce fa una differenza enorme sull’entità dell’intervento necessario.

Che differenza c’è tra basalioma e carcinoma squamocellulare?

Il carcinoma basocellulare è il tumore cutaneo più diffuso e sul naso è circa tre volte più frequente del carcinoma squamocellulare. Cresce lentamente ed è aggressivo a livello locale, ma non tende a metastatizzare. Il carcinoma squamocellulare cresce più rapidamente e può dare metastasi ai linfonodi del collo e della parotide, per cui richiede una valutazione oncologica più ampia che può comprendere lo studio delle stazioni linfonodali. Entrambi rientrano nei tumori cutanei non melanoma.

Come si fa la diagnosi di un tumore cutaneo del naso?

Il percorso inizia in genere dal dermatologo, che valuta clinicamente la lesione ed esegue la dermatoscopia. La conferma arriva dall’esame istologico su un prelievo di tessuto: il metodo preferito è la punch biopsy, una tecnica semplice e pratica che permette di ottenere un campione adeguato con un impatto minimo per il paziente. Nella casistica del Dott. Spinelli circa il novanta per cento dei pazienti arriva alla chirurgia proprio attraverso l’invio di un collega dermatologo.

Quali tecniche si usano per ricostruire il naso?

Dipende dal difetto. Per le lesioni piccole si ricorre a chiusura diretta o innesti cutanei; nei pazienti anziani o con comorbidità e nelle ricostruzioni in due tempi i sostituti dermici rappresentano oggi il gold standard, per la ridotta invasività e la rapidità. Per i difetti di media estensione si usano lembi locali (di rotazione, di scorrimento, bilobati, naso-genieno, finger flap). Per le demolizioni molto estese o quando va ricostruito anche il rivestimento interno si utilizza il lembo paramediano frontale. Quando il tessuto non basta si ricorre a espansori cutanei, e per ricostruire la struttura portante gli innesti costali, autologhi od omologhi, sono mandatori.

Resterà una cicatrice visibile sul naso?

Una cicatrice c’è sempre, ma la sua visibilità dipende molto dalla tecnica e dalla pianificazione. Il principio guida è rispettare le sottounità estetiche del naso e collocare le incisioni lungo i confini naturali tra queste aree, dove l’occhio le percepisce meno. Nei mesi successivi le cicatrici tendono a schiarirsi e ad ammorbidirsi. In alcuni casi è previsto un piccolo intervento di rifinitura per perfezionare il contorno o assottigliare il lembo.

Dopo la ricostruzione si respira normalmente?

L’obiettivo della ricostruzione è ripristinare sia la forma sia la funzione. Per ottenerlo è indispensabile ricostruire non solo il rivestimento cutaneo esterno, ma anche il sostegno strutturale con innesti costali e, nei difetti a tutto spessore, il rivestimento interno del naso. Se questi elementi vengono trascurati, il tessuto tende a retrarsi nel tempo e la narice può collassare, con conseguente ostruzione respiratoria. Una ricostruzione ben pianificata considera tutti e tre gli strati fin dall’inizio.

Dopo un tumore cutaneo servono controlli nel tempo?

Sì. Chi ha sviluppato un tumore cutaneo ha un rischio aumentato di svilupparne altri, sia nella stessa sede sia in altre aree fotoesposte. I controlli dermatologici periodici sono parte integrante del percorso di cura e permettono di individuare precocemente eventuali nuove lesioni, quando l’intervento necessario è ancora minimo. Alla sorveglianza clinica si affianca la fotoprotezione quotidiana.

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Dott. Giuseppe Spinelli
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Dott. Giuseppe Spinelli

Direttore del reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, AOU Careggi - Firenze

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